lunedì 24 settembre 2018

OLTRE 700 PERSONE PER LA PRIMA COLLETTIVA INTERNAZIONALE D'ARTE CHE OMAGGIA IL GENIO ARTISTICO FRANCESCO GIOMBARRESI




La città di Comiso è stata invasa dall’arte e dalla bellezza in occasione dell’inaugurazione della “1 Collettiva internazionale d’Arte in omaggio a Francesco Giombarresi”, il pittore contadino. Oltre 700 persone e ben 84 artisti hanno assistito con interesse alla cerimonia inaugurale della Collettiva che si è svolta in due momenti: la premiazione degli artisti presso l’auditorium “Carlo Pace” ed il taglio del nastro nel castello Aragonese.
Comiso per storia e tradizione è la cittadina dell’arte che ha dato i natali a Salvatore Fiume, Gesualdo Bufalino, Biagio Pace, Salvatore Adamo; con la manifestazione di sabato, organizzata dall’associazione La Via dell’Arte in collaborazione con il Moica di Ragusa e l’associazione Nasledie, si rinnova la tradizione e si tributa un altro figlio di questa terra: Francesco Giombarresi.
Erano presenti alla cerimonia il sindaco Maria Rita Schembari, il vicesindaco Roberto Cassibba, gli assessori Biagio Vittoria e Giovanni Caggia, il viceprefetto Silvio Ciarcià, l’artista di fama internazionale e restauratore dei bronzi di Riace, Nuccio Schepis; il maestro Salvatore Brancaleone, ceramista e realizzatore dei premi; Daniela e Sabina Tranchita con Tiziana Grillo, decoratrici; Valentina Salomone, funzionario del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. La manifestazione è stata presentata da Valerio Martorana e Maria Grazia Cianciulli.
“Un evento della portata del genere nella propria terra e soprattutto nella propria città è fonte di grande emozione e commozione- afferma l’ideatore e direttore artistico Roberto Guccione- ricordando il mio carissimo amico e grande maestro Francesco Giombarresi. Ringrazio in particolar modo i familiari per la vicinanza e l’affetto che mi hanno dimostrato in questi giorni. Per la prima volta nella mia cittadina ho assistito al risveglio culturale e artistico testimoniato dalla presenza di centinaia e centinaia di persone che hanno invaso l’auditorium e successivamente il pregevole castello Aragonese, dove sono ospitate le opere. Nel corso della cerimonia, con gioia, era presente l’intera amministrazione comunale, capeggiata dal primo cittadino. Un grazie al Moica di Ragusa ed all’associazione Nasledie di Nantes che hanno fattivamente collaborato alla realizzazione della Collettiva. Ringrazio, come sempre, gli amici Andrea Baffoni, critico d’arte, Valerio Martorana, giornalista, e Maria Grazia Cianciulli, dirigente Miur e la giovane promessa canora Sofia Minauda con i coniugi Chiarandà. Un ringraziamento vivo a tutti gli artisti che credono nei nostri progetti di arte, cultura, solidarietà ed amicizia tra i popoli. Giorno 2 ottobre saremo al Cro di Aviano dove doneremo alcune opere realizzate in occasione della Collettiva di Mezzojuso, tenutasi in occasione della festa della Repubblica: pensiamo, doniamo i nostri cuori a chi materialmente soffre”.
 “Per me è un tributo all'unità dei popoli nel segno dell’arte e della creatività,- sottolinea Andrea Baffoni, critico d’arte e direttore della rivista ContemporArt- la mostra presenta artisti di varie nazionalità e generazioni nonché differenti linguaggi superando le barriere, gli ostacoli e le divisioni, in più unisce la contemporaneità alla storia esaltando le bellezze architettoniche di Comiso e grazie all’omaggio voluto da Roberto Guccione nei confronti di Francesco Giombarresi, anche alla cultura artistica dell’intero territorio comisano”.
 “La collettiva d’arte– ribadisce Maria Grazia Cianciulli, madrina dell’evento- è il risultato di passate esperienze e Comiso ha tributato un grande onore e successo all’artista Francesco Giombarresi”.
 “Esprimo vivo apprezzamento per questo evento artistico in omaggio di un nostro concittadino – dichiara Maria Rita Schembari, sindaco della città ipparina- che ha dato lustro alla nostra terra, con umiltà e genialità. Ringrazio fortemente l’amico e direttore artistico Roberto Guccione che ha voluto fortemente omaggiare il suo e nostro amico Ciccio Giombarresi, dando lustro a Comiso, alla famiglia ed all’intera giunta municipale”.
 “Sono felice di rappresentare la Francia – esterna Natalia Dupont Dutilloy, presidente dell’associazione Nasledie di Nantes -tributando le intelligenze della terra di Sicilia e diamo appuntamento l’anno prossimo a Muziillac (Bretagna) per una collettiva mondiale organizzata dall’associazione da me presieduta  e dall’associazione La Via dell’Arte. Dimostriamo che l’arte non ha confini e riunisce tutti i popoli”.
“Ho avuto il piacere di collaborare in questa esperienza espositiva con l’amico Roberto Guccione e non ho parole- conclude Anna Ottaviano, presidente Moica Ragusa-  per ringraziare tutti i partecipanti a questa felice e colorata invasione di artisti che ha registrato sabato sera il castello aragonese di Comiso”.

Questi i pittori: Oriana Galopin, Pino Noto, Nelly Fonte, Chiara Rappisi, Stefania Chiaraluce,   Amelia Perrone, Pamela Iuvara, Nadia Gaggioli, Graziella Puccia, Rosalba Guarnuccio, Daniela Bussolino, Noemi Scottino, Kiryanova Svitlana, Mario Vittoria, Filomena Granata, Cecilia Passeri, Vincenza Iuvara, Paola Grillo, Lauretta Bortolan, Sebestyen katalin, Sabrina Crisante,  Dobus Gyorgy, Dobus Dorka, Natalie Dupont, Franco Carletti, Luciana Palmerini, Pina Re, Irene Giudice, Silvana Mellacina, Mario Perrotta, Maria Luisa Urzì, Biagio Amatu, Angelo Criscione, Giovanni Di Pasquale, Giorgia Scrofani, Mary Anne Zammitt, Emilia Albergo, Rosanna Malandrino, Salvatore Pani, Noemi Martina Gizzi, Enzo Giummarra, Armando Nigro, Maria Di Pasquale, Erzen Sylisufi, Cettina Incremona, Lara Dimartino, Sara Occhipinti, Maria Carmela Occhipinti, Luciano Piccitto, Federica Bucalo , Eliana Agosta,  Karina Lukasik, Vladislava Lakovenko, Roberto Fiderio, Ivana Guarini, Rosalba Guardiano, Pinuccia Cannarella, Maria Rosa Beghelli,  Rosario Mazza, Florinda Giannone, Giusy Siragusa, Maria Teresa Scarso, Carmelo Battaglia, Rosetta Giombarresi, Pippo Giombarresi, Elena Campo, Rita Iacono, Claudio Schembari, Davide Di Martino,  Pamela Siciliano, Luigi Campo, Giovanni  Raimondi, Carla Pistola, Emanuela Iemmolo, Elisa Terranova, Agata Nicolosi, Giuseppe Scarpuzza, Marco Diara, Maria Luisa Barrano, Pino Razza, Francesca Mazzucchelli, Pina Modica, Guglielmo Ferraro, Giuseppe Ciarcia’.


Valerio Martorana
Ufficio Stampa Associazione La Via dell’Arte
OdG Sicilia - Tessera n.78536
Cell 335.7649582


martedì 11 settembre 2018

La prima collettiva Internazionale d’Arte dedicata al pittore contadino Francesco Giombarresi



“Roberto Guccione è un pittore semplice, nella sua Arte, ma anche i suoi paesaggi rappresentano il suo stato d’animo per i diversi suoi colori, per le sue espressioni ed impressioni artistiche, infatti lo dimostrano i suoi bellissimi colpi di luce di colore…..E’ di rilievo successo il fatto che l’artista non ha frequentato scuole d’Arte, ma oggi come oggi comincia già ad essere riconosciuto in varie collettive sia in Italia che all’estero, ed anche personali, ottenendo e avendo maggior successo da una vera propria critica più qualificata, avendo avuto anche riconoscimenti, sia a Roma da Alti Funzionari della Polizia di Stato ed in varie città siciliane, di cui ne è tanto apprezzato da tutti, compreso me, Ciccio Giombarresi”.
Così scrive nel 2004 il grande Artista comisano Francesco Giombarresi del M° Cav. Uff. Roberto Guccione, amico di famiglia e vera fonte di ispirazione per la propria Arte. In vista della data di inaugurazione della prima collettiva internazionale d’arte al castello Aragonese di Comiso, 22 settembre, ore 18:30, si è tenuto, presso lo studio del M° Cav. Uff. Roberto Guccione, organizzatore della stessa, un incontro con la co-organizzatrice, la Resp. del Moica sez. Ragusa, Anna Ottaviano, la figlia del M° Francesco Giombarresi, Rosetta Giombarresi e un collaboratore, il pittore Mario Vittoria.
Alcune opere pittoriche del M° Cav. Uff. Roberto Guccione

 Un pomeriggio fatto di Arte a 360° per parlare della collettiva, ma soprattutto il vero input dal quale si sviluppa l’idea di organizzare la prima collettiva internazionale d’arte al castello Aragonese di Comiso, raccontare della figura poliedrica ed eccentrica di un’Artista geniale, Francesco Giombarresi, che lo stesso Pablo Picasso definì “Un pittore grande grande che dipinge piccolo piccolo…La più microscopica pennellata del secolo..”
Pittore contadino che, racconta il Maestro Guccione, “Da giovane ho avuto l’onore di conoscere. Una persona speciale, umile, amata dal popolo, il mio amico Ciccio. Circa 30 anni fa insieme a lui, che già era un artista noto, ho fatto la mia prima estemporanea di pittura in un paesino della provincia di Enna. Oltre che un grande amico per me è stato anche fonte di ispirazione, perché mi ha saputo trasmettere l’arte dei colori. Lui prendeva tanti pennelli in mano e dopo pochi minuti venivano fuori dei capolavori di cui egli stesso si sorprendeva. La sua genialità, tale definita da personalità di spicco dell’epoca, come Sciascia, e soprattutto da Picasso la ritrovavamo nei suoi quadri in miniatura. Infatti Picasso dice di lui “Un pittore grande grande che dipinge piccolo piccolo…La più microscopica pennellata del secolo..”! In queste pennellate Giombarresi racchiudeva un mondo che vedevamo con una lente di ingrandimento, e la cosa incredibile è che lui dipingeva utilizzando solo i suoi occhi! Amava la famiglia e con la sua semplicità è riuscito a conoscere personaggi incredibili e grandiosi. Un artista geniale che voglio omaggiare per essere riuscito a trasmettermi l’amore per l’arte che per me rappresenta la vita intera”.
Esposizione delle opere minuscole di Giombarresi, viste con lente di ingrandimento_ foto di Rosetta Giombarresi
La prima collettiva internazionale dedicata al grande Giombarresi è frutto di un minuzioso lavoro svolto dal direttore artistico Guccione insieme alla Responsabile provinciale del Moica sezione Ragusa, Anna Ottaviano che segna anche un traguardo importante per il patrimonio storico-artistico del nostro territorio. “La collaborazione con l’Associazione Moica – spiega Guccione - è scaturita durante la collettiva internazionale che si è svolta il 2 giugno a Mezzojuso, quando ho conosciuto la Responsabile dell’Associazione, Anna Ottaviano, ed è nata anche una forte amicizia. Le mostre che organizziamo sono volte ad aiutare chi ha più bisogno, infatti durante questa collettiva, chi ha partecipato all’estemporanea ha donato le proprie opere al Cro di Aviano e il 2 ottobre ci sarà la cerimonia di consegna ufficiale”.
Il Castello aragonese di Comiso, location della prima Collettiva internazionale d'Arte dedicata a Francesco Giombarresi

“La scelta della suggestiva location - sottolinea Anna Ottaviano - insieme a Roberto Guccione, è sbocciata da un’idea comune durante una visita presso il Castello Aragonese di Comiso. Il Moica, Movimento italiano casalinghe, fondato dall’attuale Presidente Tina Leonzi, è attivo da oltre 30 anni su tutto il territorio nazionale e svolge un’attività di promozione della prevenzione sanitaria, valorizzazione del territorio, dell’ambiente, della cultura e dell’arte, per cui ho accettato volentieri questa collaborazione, anche perché il nostro territorio ibleo è ricco di arte, storia ed è giusto omaggiare il M° Francesco Giombarresi”.
“A questa ambiziosa collettiva d’Arte – spiega Roberto Guccione - mi stanno aiutando dei preziosi amici, Mario Vittoria e Pino Noto, due artisti che amano la loro città e vogliono rendere onore al genio di Giombarresi”. Infatti Mario Vittoria, presente all’incontro, per rendere tributo al pittore contadino ha realizzato un ritratto molto somigliante di Giombarresi che sarà esposto durante l’evento al castello Aragonese. “Giombarresi è uno degli artisti mondiali – racconta Mario Vittoria - che rappresenta l’Arte pura. Ha inventato una nuova corrente che prima non si era vista né tra gli espressionisti né fra gli impressionisti. Lui voleva raccontare il suo mondo dipingendo. Infatti tutte le tele non hanno nemmeno un centimetro quadrato libero. Ho dedicato un ritratto al Maestro per un grande senso di ammirazione nei suoi confronti e per cercare di farlo conoscere anche all’estero”.
Da sinistra il pittore Mario Vittoria, autore del ritratto omaggio a Francesco Giombarresi, Lara Dimartino, Anna Ottaviano, Roberto Guccione, Rosetta Giombarresi


Rosetta Giombarresi, anche lei pittrice, presenta l’anima stessa di Francesco Giombarresi, raccontando di un padre che aveva un carattere estroso e come molti artisti alternava momenti di estroversione a momenti di introversione, che lo portavano a chiudersi nei propri spazi estromettendo in alcuni casi anche la famiglia. Giombarresi non era solo un pittore, era un artista completo a 360 gradi. Aveva scritto poesie creando un lessico tutto suo, fu scultore, attore e si cimentava anche negli esperimenti scientifici. Scrisse anche un trattato sulle persone, custodito al museo di Caltagirone. “Era un animo puro e semplice – dice Rosetta Giombarresi - studiava le persone di cui ne descrisse le varie personalità. Ha scritto anche la Divina Commedia minuscola, impossibile da decifrare tranne che da se stesso. Sciascia in un articolo che lo lanciò, scrisse che nelle sue opere Giombarresi mette al suo interno la propria anima trasmettendo qualcosa a chi le ammira”.



Il destino di alcuni geni incompresi nell’epoca stessa in cui vivono, lo si riscopre facendo luce sulla loro storia e sul loro vissuto. Affascinante la vita di questo uomo poliedrico che in seconda elementare venne strappato dalla vita scolastica per andare ad aiutare il padre, proprietario terriero, e che veniva considerato pazzo dai compagni perché invece voleva andare ad imparare. Aspettava la domenica quando veniva uccisa la gallina, raccogliendone di nascosto il sangue per poter dipingere. A quei tempi non doveva di certo esser semplice essere dei sognatori. Figlia orgogliosa, Rosetta Giombarresi racconta altri aneddoti particolari che fanno ulteriormente apprezzare e comprendere la genialità dell’Artista: “ Mio papà era un’ anima libera e mia mamma lo aiutò a realizzare i suoi sogni occupandosi di me e dei miei fratelli. Quando mio papà aveva un’ispirazione artistica di notte, e magari mancava il materiale, spesso, toglieva le lenzuola a noi figli e le utilizzava per dipingervi. Si era costruito lo studio nel solaio, dove c’era il suo mondo, un luogo magico, perché era una stanza quasi completamente buia. C’erano solo delle fessure, ma lui per illuminarla aveva avuto una delle sue trovate geniali, raccolse centinaia di biglie di vetro che gli permisero di accumulare luce dalle piccole fessure e rifletterla sulla stanza generando un effetto luce artificiale che si proiettava verso la parte alta della camera, mentre al pavimento rimaneva buio. Per questo motivo a terra, nell’oscurità, disegnava i “mostri”, le figure brutte, evidenziando così la separazione tra il materiale giù e la spiritualità nella parte alta che, invece, era appunto illuminata”.


Francesco Giombarresi e la moglie

Estroso anche nel suo stile di vita e nel modo di vestire Francesco Giombarresi interpretò una piccola scena per il cinema nel 1995, nel film di Giuseppe Tornatore, “L’uomo delle stelle”. “Un episodio – ricorda Rosetta Giombarresi -  molto simpatico da citare perché venne contattato direttamente da Tornatore che aveva sentito parlare di questo personaggio del luogo e volle fargli fare una piccola scena. Mio padre accettò, ma non sapeva ancora che la sua scena era quello di un morto all’interno di una bara! Quando scoprì che doveva entrare in una bara e interpretare un uomo morto, si spaventò e non si fece trovare dal regista. Un giorno io andai a trovare i miei genitori e trovai a casa il regista Tornatore e l’attore Sergio Castellitto che cercavano mio padre. Non sapevano che invece si era rifugiato in campagna. Quando la troupe del film andò via, pregai mia madre di dirmi dove fosse finito mio padre, e mi disse che si era rifugiato in campagna perché non voleva assolutamente interpretare un morto! Amava troppo la vita, ma in ogni caso io riuscì a convincerlo e fece la sua parte! La cosa più curiosa è che a distanza di 20 anni dal film mio padre, che era malato, morì e nella bara sembrava proprio uguale alla scena del film; durante la notte, dopo che noi familiari avevamo pianto di dolore, l’anima di papà ci fece ridere di nuovo perché improvvisamente entrò nella stanza una mosca identica a quella del film, come se lui volesse regalarci un ultimo sorriso”.


Interno del castello, dove si svolgerà la collettiva d'Arte


Dal 22 settembre al 30 settembre la prima collettiva internazionale d’Arte farà da vetrina a tanti artisti provenienti da tutto il mondo e nello stesso tempo si omaggerà una figura artistica di notevole spessore che ha dato tanto alla gente, spesso regalando le sue opere solo per essere da loro ricordato, Francesco Giombarresi, “l’uomo delle stelle”, come lo definisce sua figlia Rosetta.

Lara Dimartino

venerdì 10 agosto 2018

MARINA IN ARTE TERZA EDIZIONE


Darsena – Porto Turistico Marina di Ragusa


Anche quest' anno il MOICA Sez.Ragusa in sinergia con il Porto Turistico di Marina di Ragusa e il Centro Servizi Culturali, presenterà la terza edizione di "Marina in Arte", con una Estemporanea ed esposizione di Pittura e Fotografia, nelle seguenti date: 11, 18 e 25 agosto, a partire dalle 19,30 fino a tarda serata.
<Colori, sfumature, soggetti e paesaggi faranno da cornice nelle ore notturne lungo il molo del Porto Turistico – spiega la Responsabile del Moica sez. Ragusa, Anna Ottaviano – gli artisti, pittori e fotografi, provenienti da tutta la provincia di Ragusa si impegneranno con le loro opere a far conoscere il nostro territorio e le bellezze che ci circondano>. Sarà inoltre presente l’Associazione “Amici del Madagascar”, rappresentata dalla responsabile Maria Tidona, che, già questo inverno si era impegnata insieme ad alcuni artisti, Graziella Puccia, Danilo Bracchitta, Anna Ottaviano, Claudio Schembari, Silvana Amarù, Sara Occhipinti, Rosanna Criscione, Erzen Sylisufi, Rita Iacono, Pina Cannarella, Maria Carmela Occhipinti, Rosario Mazza e Nunzio Vitale a donare le proprie opere che il prossimo dicembre verranno sorteggiate ed il ricavato donato all’ Associazione stessa per realizzare un progetto di solidarietà in Madagascar. Il Moica dunque impegnato nell’arte e nella promozione del territorio senza mai dimenticare le persone meno fortunate.
Gli artisti che parteciperanno alla terza edizione di “Marina in Arte” sono: Rita Albergamo, Carmelo Battaglia, Giorgio Burrafato Croce, Elena Campo, Rosanna Criscione, Lara Dimartino, Maria Dipasquale, Roberto Fiderio, Roberto Guccione, Rita Iacono, Cettina Incremona, Elisa Milanesi, Anna Ottaviano, Giovanni Pace, Luciano Piccitto, Graziella Puccia, Teresa Scarso, Giorgia Scrofani, Pamela Siciliano, Erzen Sylisufi, Nunzio Vitale.


Lara Dimartino

domenica 6 maggio 2018

VISITA GUIDATA A COMISO CON IL MOICA SEZIONE RAGUSA

Moica Ragusa, nella figura della sua Responsabile Anna Ottaviano, ha organizzato un tour guidato presso la città di Comiso in visita dei monumenti che sono Patrimonio dell'Umanità.
Il Castello dei Naselli d'Aragona

La prima tappa del tour è stata la Chiesa dei Cappuccini, detta anche Santa Maria della Grazia, dove all'interno, nella cripta sono conservate le mummie di circa 50 frati cappuccini:








La Basilica di Maria Santissima Annunziata del 1772 che fu progettata dall'architetto palermitano G. B. Cascione Vaccarini, nipote del più famoso G.B. Vaccarini:
La facciata esterna della Basilica dell'Annunziata
Nell'abside della Basilica dell'Annunziata sono presenti rispettivamente a sinistra dalla foto "La Resurrezione" e a destra "La Natività" di Salvatore Fiume


La chiesa Madre di Santa Maria delle Stelle è stata sede della terza tappa:


La facciata esterna di Santa Maria delle Stelle
Particolare del pregevole soffitto ligneo con i cinque affreschi del "Barbalonga" sulle scene dell'Antico testamento

Piazza Fonte Diana


Piazza Fonte Diana


Piazza Fonte Diana


Terme romane di Diana

Il Castello dei Naselli di Comiso merita senza dubbio di essere visitato perchè oltre a rappresentare la storia di un'intera città, risulta ben conservato con i mobili e suppellettili che si sono succeduti nelle varie dinastie (soprattutto della famiglia Nifosì, attuale proprietaria dell'immobile).Inoltre  dal 22 settembre 2018 al 30 settembre 2018, presso il Castello dei Naselli, Andrea Baffoni, capo redattore della rivista Contemporart, il M° Roberto Guccione e Anna Ottaviano, Responsabile del Moica, sezione Ragusa, inaugureranno la PRIMA COLLETTIVA INTERNAZIONALE D'ARTE A COMISO, OMAGGIO AL GRANDE ARTISTA MONDIALE - MAESTRO FRANCESCO GIOMBARRESI.










































Lara Dimartino





domenica 15 aprile 2018

“Silfide, Maga e Sirena, L’ideale femminile nella letteratura italiana dell’ottocento”


Il libro di Stefano Vaccaro

Ho avuto modo di assistere alla presentazione del libro “Silfide, Maga e Sirena, L’ideale femminile nella letteratura italiana dell’Ottocento”, Edito Il Convivio Editore”, del giovane e talentuoso Stefano Vaccaro, venerdì 6 aprile presso la Sala del Fondo antico della Biblioteca Diocesana di Ragusa. Mi ha affascinato sin da subito leggere questo saggio, sia perché conosco l’autore e quindi anche la sua eccezionale sapienza, ma anche perché si parla di donne. Donne che in qualche modo hanno fatto la storia della nostra esistenza gettando le basi per il riscatto del femminino elevandolo a potere esistente ed influenzante in una società che era, fino a quel periodo, prettamente maschilista.
Protagoniste assolute del saggio sono dunque le donne, angeli incantevoli e tentatrici, e nella veste più oscura e goticheggiante di essere diaboliche, senza tralasciare il vorticoso labirinto d'immagini fin de siècle, popolato da magnetizzate, sonnambule, streghe e dame bianche, risultato di una percezione letteraria maschile che deriva dal timore inconscio di questa consapevolezza.
 Stefano Vaccaro, sicuramente è stato ispirato, per la stesura di questo saggio, dalle figure delle donne siciliane a cui ha dedicato lunghi studi sulle loro opere letterarie, tra cui la palermitana Giuseppina Turrisi Colonna che si batté per l’Unità d’Italia, Rosina Muzio Salvo, e soprattutto la poetessa netina Mariannina Coffa Caruso, che visse per più di 15 anni a Ragusa. Della Coffa, ha studiato i carteggi autografi, le sue prime edizioni. Dai carteggi privati della poetessa netina emerge soprattutto la figura della donna più che della poetessa: costretta a sposare un uomo che non amava, una vita fatta di lutti, il suocero che non le permetteva di scrivere. Era una donna complicata che si ribellava alla vita che fu costretta a fare perché, come lei stessa scriveva “non posso morire vivendo”, e che negli anni ‘70 dell’ottocento scardinò i dettami borghesi andando via di casa, facendo trasparire un gran coraggio. La libertà di scrittura si paga dunque attraverso dazi pesantissimi, come l’abbandono della famiglia, dei figli, attraverso l’esclusione e la solitudine. Infatti Mariannina Coffa morì in solitudine e in pazzia. Ha affascinato anche me la vita della poetessa Coffa, di cui Stefano Vaccaro racconta ulteriori fatti testimoniati dal medico personale della poetessa, Filippo Pennavaria: egli scrive che Mariannina iniziava a fare poesia appena entrava in uno stato di catalessi, sonnambulismo indotto. Intorno ai 20 anni incominciò a vedere uomini, che in realtà non incontrò fisicamente e che erano solo frutto della sua immaginazione. Nel giorno in cui morì la figlia, il Pennavaria, medico illuminista, racconta che mentre la bambina stava spirando in una stanza diversa a quella dove era la Coffa, lei in qualche modo pur essendo distante, cadde in uno stato di trans ed avvertì che la bambina era morta; cominciò a vedere degli uomini che stavano per portare via la bambina. Altri gli episodi raccontati dal medico che spiegano meglio la donna, prima ancora della poetessa. Viene facile dunque ricollegarsi alle donne della letteratura coeva, anche se non ci sono delle testimonianze che Capuana o Verga fossero conoscenti della Coffa, però le loro eroine sono molto simili alla poetessa netina. Il viaggio narrativo di Stefano Vaccaro si presenta conturbante e ci mostra ciò che era l’immagine della donna nell’ottocento letterario, attraverso una carrellata di grandi autori a partire dai siciliani Verga e Capuana, agli scapigliati, tra tutti Tarchetti e D’Annunzio con la sua visione decadente della donna.
Stefano Vaccaro ha sviluppato una sensibilità tale da saper scernere ciò che rappresenta la verità dalla finzione letteraria, dando un ampio respiro alle figure delle donne inserite all'interno della narrativa da lui analizzata.
Le donne, nell'ottocento cominciarono a ritagliarsi spazi del sapere che prima erano preclusi, diventando giornaliste, scrittrici, patriote, per cui incutevano timore all'uomo che le percepiva appunto come silfide maga o sirena, impauriti e per timore di perdere gli spazi e le caratteristiche di cui da sempre si erano appropriati: senza tempo posso confermare che la scrittura era ed è lo strumento del potere!
Libro consigliatissimo


Lara Dimartino