domenica 15 aprile 2018

“Silfide, Maga e Sirena, L’ideale femminile nella letteratura italiana dell’ottocento”


Il libro di Stefano Vaccaro

Ho avuto modo di assistere alla presentazione del libro “Silfide, Maga e Sirena, L’ideale femminile nella letteratura italiana dell’Ottocento”, Edito Il Convivio Editore”, del giovane e talentuoso Stefano Vaccaro, venerdì 6 aprile presso la Sala del Fondo antico della Biblioteca Diocesana di Ragusa. Mi ha affascinato sin da subito leggere questo saggio, sia perché conosco l’autore e quindi anche la sua eccezionale sapienza, ma anche perché si parla di donne. Donne che in qualche modo hanno fatto la storia della nostra esistenza gettando le basi per il riscatto del femminino elevandolo a potere esistente ed influenzante in una società che era, fino a quel periodo, prettamente maschilista.
Protagoniste assolute del saggio sono dunque le donne, angeli incantevoli e tentatrici, e nella veste più oscura e goticheggiante di essere diaboliche, senza tralasciare il vorticoso labirinto d'immagini fin de siècle, popolato da magnetizzate, sonnambule, streghe e dame bianche, risultato di una percezione letteraria maschile che deriva dal timore inconscio di questa consapevolezza.
 Stefano Vaccaro, sicuramente è stato ispirato, per la stesura di questo saggio, dalle figure delle donne siciliane a cui ha dedicato lunghi studi sulle loro opere letterarie, tra cui la palermitana Giuseppina Turrisi Colonna che si batté per l’Unità d’Italia, Rosina Muzio Salvo, e soprattutto la poetessa netina Mariannina Coffa Caruso, che visse per più di 15 anni a Ragusa. Della Coffa, ha studiato i carteggi autografi, le sue prime edizioni. Dai carteggi privati della poetessa netina emerge soprattutto la figura della donna più che della poetessa: costretta a sposare un uomo che non amava, una vita fatta di lutti, il suocero che non le permetteva di scrivere. Era una donna complicata che si ribellava alla vita che fu costretta a fare perché, come lei stessa scriveva “non posso morire vivendo”, e che negli anni ‘70 dell’ottocento scardinò i dettami borghesi andando via di casa, facendo trasparire un gran coraggio. La libertà di scrittura si paga dunque attraverso dazi pesantissimi, come l’abbandono della famiglia, dei figli, attraverso l’esclusione e la solitudine. Infatti Mariannina Coffa morì in solitudine e in pazzia. Ha affascinato anche me la vita della poetessa Coffa, di cui Stefano Vaccaro racconta ulteriori fatti testimoniati dal medico personale della poetessa, Filippo Pennavaria: egli scrive che Mariannina iniziava a fare poesia appena entrava in uno stato di catalessi, sonnambulismo indotto. Intorno ai 20 anni incominciò a vedere uomini, che in realtà non incontrò fisicamente e che erano solo frutto della sua immaginazione. Nel giorno in cui morì la figlia, il Pennavaria, medico illuminista, racconta che mentre la bambina stava spirando in una stanza diversa a quella dove era la Coffa, lei in qualche modo pur essendo distante, cadde in uno stato di trans ed avvertì che la bambina era morta; cominciò a vedere degli uomini che stavano per portare via la bambina. Altri gli episodi raccontati dal medico che spiegano meglio la donna, prima ancora della poetessa. Viene facile dunque ricollegarsi alle donne della letteratura coeva, anche se non ci sono delle testimonianze che Capuana o Verga fossero conoscenti della Coffa, però le loro eroine sono molto simili alla poetessa netina. Il viaggio narrativo di Stefano Vaccaro si presenta conturbante e ci mostra ciò che era l’immagine della donna nell’ottocento letterario, attraverso una carrellata di grandi autori a partire dai siciliani Verga e Capuana, agli scapigliati, tra tutti Tarchetti e D’Annunzio con la sua visione decadente della donna.
Stefano Vaccaro ha sviluppato una sensibilità tale da saper scernere ciò che rappresenta la verità dalla finzione letteraria, dando un ampio respiro alle figure delle donne inserite all'interno della narrativa da lui analizzata.
Le donne, nell'ottocento cominciarono a ritagliarsi spazi del sapere che prima erano preclusi, diventando giornaliste, scrittrici, patriote, per cui incutevano timore all'uomo che le percepiva appunto come silfide maga o sirena, impauriti e per timore di perdere gli spazi e le caratteristiche di cui da sempre si erano appropriati: senza tempo posso confermare che la scrittura era ed è lo strumento del potere!
Libro consigliatissimo


Lara Dimartino