martedì 11 settembre 2018

La prima collettiva Internazionale d’Arte dedicata al pittore contadino Francesco Giombarresi



“Roberto Guccione è un pittore semplice, nella sua Arte, ma anche i suoi paesaggi rappresentano il suo stato d’animo per i diversi suoi colori, per le sue espressioni ed impressioni artistiche, infatti lo dimostrano i suoi bellissimi colpi di luce di colore…..E’ di rilievo successo il fatto che l’artista non ha frequentato scuole d’Arte, ma oggi come oggi comincia già ad essere riconosciuto in varie collettive sia in Italia che all’estero, ed anche personali, ottenendo e avendo maggior successo da una vera propria critica più qualificata, avendo avuto anche riconoscimenti, sia a Roma da Alti Funzionari della Polizia di Stato ed in varie città siciliane, di cui ne è tanto apprezzato da tutti, compreso me, Ciccio Giombarresi”.
Così scrive nel 2004 il grande Artista comisano Francesco Giombarresi del M° Cav. Uff. Roberto Guccione, amico di famiglia e vera fonte di ispirazione per la propria Arte. In vista della data di inaugurazione della prima collettiva internazionale d’arte al castello Aragonese di Comiso, 22 settembre, ore 18:30, si è tenuto, presso lo studio del M° Cav. Uff. Roberto Guccione, organizzatore della stessa, un incontro con la co-organizzatrice, la Resp. del Moica sez. Ragusa, Anna Ottaviano, la figlia del M° Francesco Giombarresi, Rosetta Giombarresi e un collaboratore, il pittore Mario Vittoria.
Alcune opere pittoriche del M° Cav. Uff. Roberto Guccione

 Un pomeriggio fatto di Arte a 360° per parlare della collettiva, ma soprattutto il vero input dal quale si sviluppa l’idea di organizzare la prima collettiva internazionale d’arte al castello Aragonese di Comiso, raccontare della figura poliedrica ed eccentrica di un’Artista geniale, Francesco Giombarresi, che lo stesso Pablo Picasso definì “Un pittore grande grande che dipinge piccolo piccolo…La più microscopica pennellata del secolo..”
Pittore contadino che, racconta il Maestro Guccione, “Da giovane ho avuto l’onore di conoscere. Una persona speciale, umile, amata dal popolo, il mio amico Ciccio. Circa 30 anni fa insieme a lui, che già era un artista noto, ho fatto la mia prima estemporanea di pittura in un paesino della provincia di Enna. Oltre che un grande amico per me è stato anche fonte di ispirazione, perché mi ha saputo trasmettere l’arte dei colori. Lui prendeva tanti pennelli in mano e dopo pochi minuti venivano fuori dei capolavori di cui egli stesso si sorprendeva. La sua genialità, tale definita da personalità di spicco dell’epoca, come Sciascia, e soprattutto da Picasso la ritrovavamo nei suoi quadri in miniatura. Infatti Picasso dice di lui “Un pittore grande grande che dipinge piccolo piccolo…La più microscopica pennellata del secolo..”! In queste pennellate Giombarresi racchiudeva un mondo che vedevamo con una lente di ingrandimento, e la cosa incredibile è che lui dipingeva utilizzando solo i suoi occhi! Amava la famiglia e con la sua semplicità è riuscito a conoscere personaggi incredibili e grandiosi. Un artista geniale che voglio omaggiare per essere riuscito a trasmettermi l’amore per l’arte che per me rappresenta la vita intera”.
Esposizione delle opere minuscole di Giombarresi, viste con lente di ingrandimento_ foto di Rosetta Giombarresi
La prima collettiva internazionale dedicata al grande Giombarresi è frutto di un minuzioso lavoro svolto dal direttore artistico Guccione insieme alla Responsabile provinciale del Moica sezione Ragusa, Anna Ottaviano che segna anche un traguardo importante per il patrimonio storico-artistico del nostro territorio. “La collaborazione con l’Associazione Moica – spiega Guccione - è scaturita durante la collettiva internazionale che si è svolta il 2 giugno a Mezzojuso, quando ho conosciuto la Responsabile dell’Associazione, Anna Ottaviano, ed è nata anche una forte amicizia. Le mostre che organizziamo sono volte ad aiutare chi ha più bisogno, infatti durante questa collettiva, chi ha partecipato all’estemporanea ha donato le proprie opere al Cro di Aviano e il 2 ottobre ci sarà la cerimonia di consegna ufficiale”.
Il Castello aragonese di Comiso, location della prima Collettiva internazionale d'Arte dedicata a Francesco Giombarresi

“La scelta della suggestiva location - sottolinea Anna Ottaviano - insieme a Roberto Guccione, è sbocciata da un’idea comune durante una visita presso il Castello Aragonese di Comiso. Il Moica, Movimento italiano casalinghe, fondato dall’attuale Presidente Tina Leonzi, è attivo da oltre 30 anni su tutto il territorio nazionale e svolge un’attività di promozione della prevenzione sanitaria, valorizzazione del territorio, dell’ambiente, della cultura e dell’arte, per cui ho accettato volentieri questa collaborazione, anche perché il nostro territorio ibleo è ricco di arte, storia ed è giusto omaggiare il M° Francesco Giombarresi”.
“A questa ambiziosa collettiva d’Arte – spiega Roberto Guccione - mi stanno aiutando dei preziosi amici, Mario Vittoria e Pino Noto, due artisti che amano la loro città e vogliono rendere onore al genio di Giombarresi”. Infatti Mario Vittoria, presente all’incontro, per rendere tributo al pittore contadino ha realizzato un ritratto molto somigliante di Giombarresi che sarà esposto durante l’evento al castello Aragonese. “Giombarresi è uno degli artisti mondiali – racconta Mario Vittoria - che rappresenta l’Arte pura. Ha inventato una nuova corrente che prima non si era vista né tra gli espressionisti né fra gli impressionisti. Lui voleva raccontare il suo mondo dipingendo. Infatti tutte le tele non hanno nemmeno un centimetro quadrato libero. Ho dedicato un ritratto al Maestro per un grande senso di ammirazione nei suoi confronti e per cercare di farlo conoscere anche all’estero”.
Da sinistra il pittore Mario Vittoria, autore del ritratto omaggio a Francesco Giombarresi, Lara Dimartino, Anna Ottaviano, Roberto Guccione, Rosetta Giombarresi


Rosetta Giombarresi, anche lei pittrice, presenta l’anima stessa di Francesco Giombarresi, raccontando di un padre che aveva un carattere estroso e come molti artisti alternava momenti di estroversione a momenti di introversione, che lo portavano a chiudersi nei propri spazi estromettendo in alcuni casi anche la famiglia. Giombarresi non era solo un pittore, era un artista completo a 360 gradi. Aveva scritto poesie creando un lessico tutto suo, fu scultore, attore e si cimentava anche negli esperimenti scientifici. Scrisse anche un trattato sulle persone, custodito al museo di Caltagirone. “Era un animo puro e semplice – dice Rosetta Giombarresi - studiava le persone di cui ne descrisse le varie personalità. Ha scritto anche la Divina Commedia minuscola, impossibile da decifrare tranne che da se stesso. Sciascia in un articolo che lo lanciò, scrisse che nelle sue opere Giombarresi mette al suo interno la propria anima trasmettendo qualcosa a chi le ammira”.



Il destino di alcuni geni incompresi nell’epoca stessa in cui vivono, lo si riscopre facendo luce sulla loro storia e sul loro vissuto. Affascinante la vita di questo uomo poliedrico che in seconda elementare venne strappato dalla vita scolastica per andare ad aiutare il padre, proprietario terriero, e che veniva considerato pazzo dai compagni perché invece voleva andare ad imparare. Aspettava la domenica quando veniva uccisa la gallina, raccogliendone di nascosto il sangue per poter dipingere. A quei tempi non doveva di certo esser semplice essere dei sognatori. Figlia orgogliosa, Rosetta Giombarresi racconta altri aneddoti particolari che fanno ulteriormente apprezzare e comprendere la genialità dell’Artista: “ Mio papà era un’ anima libera e mia mamma lo aiutò a realizzare i suoi sogni occupandosi di me e dei miei fratelli. Quando mio papà aveva un’ispirazione artistica di notte, e magari mancava il materiale, spesso, toglieva le lenzuola a noi figli e le utilizzava per dipingervi. Si era costruito lo studio nel solaio, dove c’era il suo mondo, un luogo magico, perché era una stanza quasi completamente buia. C’erano solo delle fessure, ma lui per illuminarla aveva avuto una delle sue trovate geniali, raccolse centinaia di biglie di vetro che gli permisero di accumulare luce dalle piccole fessure e rifletterla sulla stanza generando un effetto luce artificiale che si proiettava verso la parte alta della camera, mentre al pavimento rimaneva buio. Per questo motivo a terra, nell’oscurità, disegnava i “mostri”, le figure brutte, evidenziando così la separazione tra il materiale giù e la spiritualità nella parte alta che, invece, era appunto illuminata”.


Francesco Giombarresi e la moglie

Estroso anche nel suo stile di vita e nel modo di vestire Francesco Giombarresi interpretò una piccola scena per il cinema nel 1995, nel film di Giuseppe Tornatore, “L’uomo delle stelle”. “Un episodio – ricorda Rosetta Giombarresi -  molto simpatico da citare perché venne contattato direttamente da Tornatore che aveva sentito parlare di questo personaggio del luogo e volle fargli fare una piccola scena. Mio padre accettò, ma non sapeva ancora che la sua scena era quello di un morto all’interno di una bara! Quando scoprì che doveva entrare in una bara e interpretare un uomo morto, si spaventò e non si fece trovare dal regista. Un giorno io andai a trovare i miei genitori e trovai a casa il regista Tornatore e l’attore Sergio Castellitto che cercavano mio padre. Non sapevano che invece si era rifugiato in campagna. Quando la troupe del film andò via, pregai mia madre di dirmi dove fosse finito mio padre, e mi disse che si era rifugiato in campagna perché non voleva assolutamente interpretare un morto! Amava troppo la vita, ma in ogni caso io riuscì a convincerlo e fece la sua parte! La cosa più curiosa è che a distanza di 20 anni dal film mio padre, che era malato, morì e nella bara sembrava proprio uguale alla scena del film; durante la notte, dopo che noi familiari avevamo pianto di dolore, l’anima di papà ci fece ridere di nuovo perché improvvisamente entrò nella stanza una mosca identica a quella del film, come se lui volesse regalarci un ultimo sorriso”.


Interno del castello, dove si svolgerà la collettiva d'Arte


Dal 22 settembre al 30 settembre la prima collettiva internazionale d’Arte farà da vetrina a tanti artisti provenienti da tutto il mondo e nello stesso tempo si omaggerà una figura artistica di notevole spessore che ha dato tanto alla gente, spesso regalando le sue opere solo per essere da loro ricordato, Francesco Giombarresi, “l’uomo delle stelle”, come lo definisce sua figlia Rosetta.

Lara Dimartino

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